Alla scoperta di Milano con Gian Luca Margheriti
Un corso per scoprire la nostra città
Un corso per scoprire la nostra città, perché solo chi conosce il passato di Milano può capirne il presente e magari aiutare a costruire un futuro migliore.
MODULO: LA MILANO DEL NOVECENTO
30 lezioni della durata di due ore ognuna durante le quali saranno proiettate immagini della Milano di ieri e di quella di oggi
Il corso dedicato alla Milano del Novecento si apre e si chiude con due Expo, quello del 1906 e quello del 2015, l’inizio e (forse) la fine di un ciclo. L’Expo del 1906, il primo ospitato dalla nostra città, infatti ha dimostrato a tutti che Milano era l’unico luogo in Italia che aveva davvero abbracciato il concetto di “futuro”, che Milano era la città d’Italia candidata a guidare il resto del paese nella modernità con tutto quello che di buono e di meno buono c’è in questa parola. Innegabile il fatto che da quegli anni in poi ogni cosa successa in Italia, non solo le cose buone ma anche le cose pessime, è nata e cresciuta a Milano: il fascismo, il boom economico, il terrorismo politico, tanto per fare qualche esempio. Partiremo proprio dall’arrivo di Benito Mussolini a Milano per prendere l’incarico di direttore de L’Avanti! per iniziare un percorso che ci porterà attraverso gli anni bui della dittatura, della guerra e dei bombardamenti, per rivedere la luce con la ricostruzione e con gli anni del miracolo economico, con tutte le sue contraddizioni e storture, per approdare poi alla contestazione giovanile, alla bomba di Piazza Fontana e agli anni del terrorismo ma anche delle grandi bande criminali, e ancora in viaggio attraverso la Milano da bere e la Milano di Tangentopoli per chiudere con una sguardo gettato al futuro e alla nuova Milano dei grattacieli e della finanza
A CHI È RIVOLTO IL CORSO?
Il corso è rivolto a chi immagina che per godere appieno del luogo in cui si vive sia necessario conoscerne la storia. Ma anche a tutti coloro che hanno voglia di imparare, a quelli che hanno una curiosità inesauribile, a coloro che amano la nostra città, ma sono convinti di conoscerla poco, a tutti quelli che sanno qualcosa sulla storia dei luoghi in cui passeggiamo ogni giorno, ma hanno la consapevolezza che quel “qualcosa” è solo la punta di un iceberg fatto di eventi molto più complessi e interessanti.
PROGRAMMA
1. L’Expo del 1906 e quello del 2015
Il 1906 e il 2015 per la nostra città sono stati accomunati da un evento straordinario: l’Expo, l’Esposizione Universale. Se quella del 2015 tutti ce la ricordiamo e ha lasciato in città tante tracce ancora tutte visibili, più complicato è provare a ricostruire quella di più di cento anni fa, visto che i segni lasciati a Milano sono ormai quasi definitivamente scomparsi.
2. Il futurismo
Il poeta Filippo Tommaso Marinetti, a Milano, tenne a battesimo il Futurismo, una corrente artistica votata alla modernità e al dinamismo, che spaziava dalla letteratura alla danza senza tralasciare pittura, scultura e teatro. Il Futurismo è stata la prima avanguardia e da Milano si è rivelato capace di modificare e influenzare l’arte e la letteratura del mondo intero.
3. La nascita del fascismo in piazza San Sepolcro
Il 23 marzo del 1919, a Milano, in piazza San Sepolcro, Benito Mussolini diede vita ai Fasci Italiani di Combattimento, quel movimento politico che pochi mesi dopo si trasformò nel Partito Nazionale Fascista. Proprio da Milano il Partito Fascista partì alla conquista dell’Italia dando inizio al ventennio più terribile della nostra storia.
4. Milano nel Ventennio fascista
La «Grande Milano» è con queste due parole che si può sintetizzare la storia della nostra città compresa tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Sono anni in cui il capoluogo lombardo ha preso l’abbrivio di una prepotente ripresa economica e sembra non potersi più fermare, industria e commercio raggiungono vette insperate spinti soprattutto dall’immagine splendente della capitale economica del nostro paese, nonché città madre della nuova Italia fascista. Il mito delle città Milionarie, che vede le città lanciate verso il traguardo del milione di abitanti, ha lasciato la sua impronta, tanto che, nel 1932, Milano raggiunge e supera la soglia prevista, continuando a crescere in estensione fisica. A favorirla, oltre all’annessione di 11 comuni dell’hinterland, c’è soprattutto il continuo flusso migratorio che investe la città.
5. La Tenda Rossa, Umberto Nobile e il Polo Nord
Il 15 aprile 1928 il dirigibile Italia partì da Milano con a bordo il comandante Umberto Nobile, dodici membri di equipaggio, tre scienziati, due giornalisti e Titina, la fox terrier del comandante Nobile, mascotte della spedizione. Lo scopo della missione di Nobile era raggiungere il Polo Nord, sbarcare alcuni esploratori ed effettuare esperimenti e misurazioni. La mattina del 25 maggio, alle ore 10 e 33, a causa delle pessime condizioni atmosferiche, il dirigibile Italia si schiantò al suolo. Iniziò così l’avventura dei nove superstiti che tra i ghiacci del Polo sopravvissero in attesa dei soccorsi. Una tenda, dipinta di rosso per essere più facilmente avvistabile dal cielo, divenne la loro casa per quasi due mesi. La vicenda di questi uomini assunse dei connotati mitici anche se oggi è pressoché dimenticata.
6. Milano sotto alle bombe
Martedì 13 agosto 1940. È quasi l’una di notte quando la quiete della Milano avvolta nel buio è rotta dal suono assordante delle sirene. Si tratta dell’allarme antiaereo; le bombe che piovono sulla città sono solo il preludio di una lunga serie di devastazioni che avranno luogo nei cinque anni di guerra. L’Italia è entrata in guerra al fianco della Germania solo un paio di mesi prima ma il territorio di Milano è già sottoposto a frequenti incursioni aeree. D’altronde nel capoluogo lombardo hanno sede alcune delle maggiori fabbriche italiane; in più, Milano è un fondamentale snodo di comunicazione, sia stradale che ferroviario. Peccato che le bombe per la maggior parte non saranno dirette verso obiettivi militari, ma verso strutture civili, come dimostra la distruzione della scuola del quartiere di Gorla il 20 ottobre 1944.
7. La fine della guerra
Con i fatti di piazzale Loreto e la morte del Duce, la guerra finisce anche per Milano. È ora di iniziare a costruire. Uno dei primi lavori, il più importante, è rimuovere le macerie delle case crollate per poter permettere di costruire nuove case al loro posto. Ma cosa fare di tutti i detriti che si recuperavano dalle strade cittadine? Semplice: una montagna. È così che nasce il Monte Stella simbolo della nuova città che sta risorgendo dalle macerie della guerra.
8. Giorgio Strehler e il Piccolo Teatro
L’edificio del vecchio cinema Broletto è un luogo terribile nella memoria dei milanesi perché durante la guerra era stato occupato dalla Legione Ettore Muti, un corpo militare fascista della Repubblica Sociale che usava quello spazio per incarcerare e torturare i nemici del regime. È l’inverno del 1947 quando per la prima volta Giorgio Strehler e Paolo Grassi entrano in quel luogo, ormai abbandonato, da una porta laterale. Quando raggiungono la piccola sala che conta poco più di quattrocento posti, un fascio di luce entra da una finestra, taglia l’intero spazio e arriva sul palcoscenico quasi come un’illuminazione teatrale: per i due ragazzi è una sorta di epifania. È quello il luogo perfetto per creare il loro nuovo teatro stabile: il Piccolo Teatro.
9. La strana storia del cadavere di Mussolini
Dopo i tragici fatti di piazzale Loreto i corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci vengono sepolti in due tombe anonime all’interno del Cimitero di Musocco. Poco più di un anno dopo entrambi i cadaveri vengono trafugati. Per questi due corpi comincia una sorta di pellegrinaggio lungo un decennio che solo negli anni Cinquanta troveranno la loro collocazione definitiva.
10. I serial killer di Milano
Il primo assassinio seriale della storia italiana, Antonio Boggia, era conosciuto con il soprannome di Mostro di Milano perché proprio nella nostra città cacciava e uccideva le sue vittime. Da quel lontano 1860, all’ombra della Madonnina di assassini ne sono passati tanti e alcuni sono stati in grado di scuotere le coscienze trasformandosi in vere e proprie icone del male.
11. Il Boom economico e Milano capitale d’Italia
Il 1958 è l’anno in cui al Festival di Sanremo vince Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno e a Roma si vive la Dolce Vita, mentre in televisione si consolida la fama di Carosello e di Lascia o raddoppia?; ma il 1958 è anche l’anno in cui inizia ufficialmente il boom economico. La ripresa dell’Italia dalle devastazioni e dai rigori della Seconda Guerra Mondiale è finalmente terminata e il 1958 è l’anno in cui tutti i nodi vengono al pettine. Si assiste in quegli anni a una vera e propria esplosione economica, a cui si deve il nome di «boom» per identificare questo periodo. Il cambiamento economico è così veloce e improvviso, e modifica così radicalmente la nostra società, che si inizia anche a parlare di «miracolo economico». La capitale del Boom, il luogo da cui tutte le spinte di cambiamento hanno il loro inizio è ovviamente Milano.
12. Milano anni ’60: luci e ombre
Il cambiamento più significativo degli anni del Boom è legato alla diffusione della tivù che proprio da Milano parte alla conquista d’Italia. Giorgio Bocca dice che la televisione riesce a fare ciò che non era riuscito al papa-re, al principe machiavellico, alla burocrazia di Cavour e neppure ai fascisti di Mussolini: unificare davvero l’Italia. Per la prima volta nella storia gli italiani si ritrovano come un popolo compatto, con usi e costumi identici dalla Sicilia alle Alpi, per la prima volta gli italiani pensano, si divertono, mangiano, si vestono e parlano tutti nella stessa identica maniera. Maniera che non viene imposta dallo Stato, ma dalla nuova dittatura appena nata: quella della televisione. Ma l’Italia contadina va incontro a una grande trasformazione che non ha solo lati positivi: nuovi bisogni, indotti soprattutto dalla pubblicità, e nuovi modelli culturali, imposti da cinema, tivù e canzonette, iniziano a interagire con i precedenti orizzonti mentali in un mondo che sta cambiando anche per una scolarizzazione sempre più diffusa.
13. Vallanzasca, Turatello, Ciappina e la mala di Milano
Gli anni Cinquanta del Novecento cambiano il volto della città e cambiano anche il volto della malavita: c’è la prima grande invasione di cocaina, l’affermarsi del gioco d’azzardo a livelli sempre più alti, la chiusura dei bordelli che passa la prostituzione interamente nella mani dei delinquenti, l’arrivo di mafia, ‘ndragheta e camorra anche a Milano; insomma una lunga serie di concause fanno sparire i delinquenti della ligèra a favore di grandi bande criminali, più violente, meglio organizzate, pronte ad ammazzare e a farsi ammazzare non per rubare un pollo da portare alla famiglia da mangiare, ma oro, gioielli e contanti per il valore di svariati miliardi di lire. È così che arrivarono sulla scena i Lutring, i Ciappina, gli Epaminonda, i Turatello, i Vallanzasca, le bande di marsigliesi e così via.
14. Il ’68 a Milano
La rivista americana Time definì il ’68 come «il rasoio che separò il passato dal futuro». Allora i giovani contestatori di tutto il mondo, non solo quelli di Milano, cercavano di affermare un mondo nuovo che poi non si è mai realizzato, se non in piccolissima parte. Un mondo fatto di libertà, di solidarietà, di responsabilità, di democrazia partecipata, di autodeterminazione, di pace: tutte cose che oggi, cinquant’anni dopo, siamo ancora qui ad aspettare. Ma nonostante questo il ’68, in qualche modo, il mondo l’ha cambiato. Anche se tutte quelle belle cose non si sono mai avverate, il ‘68 è riuscito infatti a trasformare il panorama in cui noi oggi avanziamo quelle stesse istanze. Ma come hanno potuto dei giovani milanesi, armati solo di sogni e tanta voglia di fare, riuscire a fare così tanto? Questa è la loro storia.
15. Nanni Ricordi e la nascita dei cantautori
La storia della famiglia Ricordi non si ferma con la musica classica. L’ultimo esponente della casa editrice musicale, Nanni Ricordi, ebbe il merito, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, di lanciare tutti i più grandi cantautori italiani: Gino Paoli, Giorgio Gaber, Luigi Tenco, Enzo Jannacci e tutti gli altri.
16. Storia della comicità milanese
Milano, fine anni Cinquanta, Giovanni Bongiovanni (il Bongio per gli amici) e sua moglie Angela, in via Monte Rosa, aprono un ristorante col nome di GI-GO, in cui si ascolta prevalentemente musica jazz. Nei primi anni sessanta il locale cambia nome in Intra’s Derby Club e comincia a trasformarsi nel tempio del cabaret Milanese. Una storia, quella della comicità milanese, nata qualche anno prima sul palco del Teatro Gerolamo, e destinata nei decenni successivi a un futuro molto roseo fatto da grandi locali come lo Zelig e dai massimi nomi della comicità italiana che, volenti o nolenti, dalla nostra città devono passare per veder consacrato il loro talento.
17. Giovanni Testori e il racconto della Milano degli anni Sessanta
Giovanni Testori è stato forse lo scrittore che più di ogni altro è stato in grado di raccontare la Milano del Miracolo Economico con tutte le sue contraddizioni avendo come punto di osservazione privilegiato le periferie della città.
18. Storie dagli anni Sessanta e Settanta
Dall’invenzione del primo computer della storia fino alla nascita del primo supermercato d’Italia, passando per Giulio Natta e l’invenzione della plastica, Milano è sempre stata la città più all’avanguardia del nostro paese, il luogo dove, tra gli anni Cinquanta e Settanta, sono nate tante cose belle, ma anche alcune non proprio positive.
19. La strage di piazza Fontana
L’esplosione della bomba di piazza Fontana, a Milano, fu una frattura nella storia del nostro paese. Fu la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro. La fine del ’68 e la fine di quegli ideali che avevano lanciato i giovani italiani, e non solo quelli, sulla strada di una rivolta culturale destinata a cambiare tutto. E l’inizio della stagione più buia della nostra storia repubblicana, l’inizio della strategia della tensione, l’inizio degli anni di piombo e dell’epoca delle stragi. Quella frattura fu così netta, così insanabile che si può parlare, senza paura di essere smentiti, di un Italia precedente al 12 dicembre ’69 e una successiva a quella data. Sono passati più di cinquant’anni da quella frattura e il buio che assedia quel momento della storia italiana ancora non si è del tutto dissipato.
20. Milano e le radio libere
Negli anni Settanta qualcosa cambia nel panorama radiofonico nostrano. Il monopolio della radio pubblica viene infranto da gruppi di persone che aprono spazi inattesi. Ignorando una legge che impedisce trasmissioni al di fuori del monopolio, ovunque in Italia, cominciano a nascere emittenti private. Non solo impegno politico, ma anche semplice desiderio di esprimersi liberamente, portano migliaia di giovani, da Nord a Sud, a dare vita a radio che si organizzano soprattutto intorno alla musica. E come sempre Milano è una delle capitali di questa rivoluzione.
21. La strategia della tensione e gli Anni di Piombo
Subito dopo la bomba di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, vista l’atmosfera che si respira in Italia, il quotidiano inglese The Guardian conia l’espressione «strategy of tension», strategia della tensione. Un termine perfettamente azzeccato per descrivere quello che accadrà a Milano nel decennio che sta per iniziare, una continua tensione che fortunatamente non arriverà mai al punto di rottura, ma che porterà la nostra città dentro agli anni di piombo.
22. Storia del cadavere di Evita Perón
Evita Perón moglie del presidente argentino Juan Domingo Perón, first lady osannata dalle folle, adorata Madonna dei descamisados, in vita non è mai stata nella nostra città. Ma a Milano è arrivata dopo la morte, come cadavere da trafugare e nascondere. Questa è la storia incredibile, se non fosse totalmente vera, di un cadavere scomparso e di una tomba milanese.
23. L’omicidio di Fausto e Iaio
Il 18 marzo 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci, due ragazzi di diciotto anni, militanti di sinistra, dopo una serata trascorsa nel centro sociale Leoncavallo, vengono uccisi a colpi di pistola in via Mancinelli. Il loro omicidio risulta ancora oggi privo di un colpevole anche se negli anni, alla pista dell’omicidio politico, forse perpetrato da militanti dell’estrema destra milanese, si sono aggiunte piste inquietanti che vedrebbero i due giovani legati in qualche modo al sequestro di Aldo Moro.
24. L’Icmesa di Seveso, la Černobyl italiana
Il 10 luglio 1976 dall’Icmesa di Seveso, in Brianza, a seguito di un incidente in uno dei reattori chimici, si sprigiona una nube tossica. L’intera area di Seveso e dei comuni limitrofi, Meda, Cesano Maderno e Desio, viene contaminata dal famigerato Tcdd, tetracloro di benzodiossina, sostanza che causa tumori e gravi danni al sistema nervoso e cardiocircolatorio, oltre che malformazioni al feto delle donne incinte. Solo due settimane dopo la fuga di diossina, si capisce la vera portata del disastrato e si cominciano le evacuazioni dei paesi. Secondo molti è solo in seguito all’incidente di Seveso che in Italia nasce una coscienza ambientalista. Questo è il racconto di quei giorni concitati che hanno cambiato la storia del nostro paese.
25. La massoneria deviata, la loggia Propaganda 2 e Licio Gelli
La massoneria si scopre deviata, personaggi come Licio Gelli, decidono di trasformare la loggia Propaganda 2 (più semplicemente P2) in uno strumento per il controllo politico del nostro paese. In queste trame oscure entra anche una banca cittadina, il Banco Ambrosiano, e un banchiere milanese, Roberto Calvi. Quali intrighi misteriosi si trovano sottesi a questa storia?
26. Gli anni 80, i paninari e la Milano da bere
Forse come reazione ai foschi anni 70, nel decennio successivo tutto diventa esagerato e colorato. Gli 80 sono stati il decennio dell’edonismo e della voglia di apparire a ogni costo, il decennio dell’usa e getta e del consumismo più spinto, ma ridurre tutto a paninari e musica dance è molto semplicistico. Gli anni 80 sono l’ultimo decennio con una riconoscibilità totale: moda, musica, grafica, tutto quello che è stato creato in quel periodo rimanda immediatamente a quegli anni, un’identità che è ancora viva, non solo nella nostra memoria, ma nel gusto attuale.
27. Le statue e i monumenti di Milano
Come si può descrivere il senso di un monumento? Forse essere un ostacolo, essere qualcosa in cui ci si imbatte, magari senza nemmeno accorgersene, e che in qualche modo fa incespicare il nostro modo di pensare, le nostre convinzioni, le nostre certezze. Un inciampo che ci fa fermare un attimo a riflettere su un certo argomento. Ecco qui l’utilità di un monumento: regalare a chi lo osserva un momento di riflessione su un tema complicato. Oltre alle statue e ai busti pensati per ricordare un qualche personaggio della storia o dell’arte, Milano è ricca di monumenti che ricordano eventi o esprimono concetti, che fanno inciampare la nostra mente contro gli orrori della guerra, la follia della violenza domestica, il mistero della morte e così via.
28. Tangentopoli
Lunedì 17 febbraio 1992 il pubblico ministero Antonio Di Pietro ottiene l’ordine di arresto per l’ingegner Mario Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio, membro del Partito Socialista di Milano. Chiuso nel carcere di San Vittore Mario Chiesa comincia a confessare agli inquirenti notizie su un sistema di tangenti istituzionalizzato che permette a partiti di ogni colore dello spettro politico di mettere in tasca enormi quantità di denaro. Inizia così l’inchiesta Mani Pulite che porterà alla distruzione del sistema politico italiano e all’inizio della Seconda Repubblica.
29. I grattacieli e la Milano del futuro
Secondo dati recenti entro il 2030 i grattacieli di Milano saranno ben più di cento. Niente male per una rincorsa all’altezza cominciata meno di cento anni fa con la costruzione della Torre della Snia Viscosa, il primo grattacielo cittadino e continuata, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, con le grandi icone dello skyline cittadino: la Torre Velasca e il Pirellone. Una spinta verso le vette del cielo che in anni recenti ha visto cambiare radicalmente alcune aree della città come City Life e Porta Nuova, e promette nei prossimi anni di stravolgere ancora di più l’aspetto di Milano.
30. Milano e la street art
La Street Art è oggi una delle forme di espressione artistica più vera e più viva. Milano, l’unica metropoli d’Italia, non può non essere il terreno perfetto per la diffusione di questa forma d’arte che rende le nostre strade più colorate e meno squallide.
L’INSEGNANTE
GIAN LUCA MARGHERITI: nato a Milano nel 1976, ha curato per anni, con Francesca Belotti, la rubrica Milano segreta, sulle pagine online del Corriere della Sera. Grande esperto di Milano e della sua storia, ha pubblicato 1001 cose da vedere a Milano almeno una volta nella vita, Milano segreta, 101 storie su Milano che non ti hanno mai raccontato, 101 tesori nascosti di Milano da vedere almeno una volta nella vita, Le incredibili curiosità di Milano oltre a I personaggi più misteriosi della storia, tutti editi da Newton Compton. È autore anche de La Milano dei miracoli, edito da Intra Moenia, e Lettere dall’Inferno, la storia di Jack lo Squartatore, pubblicato da Il Melangolo. Nel 2021, sempre per Newton Compton, è uscito il suo ultimo libro: Milano dei Visconti e degli Sforza. Ha scritto anche racconti che spaziano dal giallo alla fantascienza, passando per lo storico e l’horror, per alcune riviste (Cronaca Vera e Short Stories) e diverse antologie (Delitti alla milanese e Il cerchio giallo di Excalibur, Il magazzino dei mondi di Delos Books, Menegang di Borderfiction, Nulla più come prima. Raccontare il mondo dopo l’epidemia e le sei edizioni di Natale a Milano di Neos Edizioni). Oggi Gian Luca, oltre che con i libri, continua a raccontare le sue storie attraverso spettacoli teatrali, conferenze e un video blog, ovviamente dedicato a Milano, che si intitola Milano in 90 secondi (o quasi). Il suo sito internet è www.gianlucamargheriti.com.

